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Si sono conosciuti su un veliero alle Eolie: tre anni dopo

By admin Feb 04, 2026 6 min read
Si sono conosciuti su un veliero alle Eolie: tre anni dopo

Giulia e Matteo si sono incontrati a bordo di un veliero in crociera tra Stromboli e Panarea. Tre anni dopo, gestiscono una piccola agenzia insieme. Ecco la loro storia.

Giulia ha 34 anni e lavora come art director a Milano. Matteo ne ha 37 e faceva il consulente software a Bologna. Si sono conosciuti in agosto del 2022 su un veliero di 15 metri noleggiato da otto sconosciuti per otto giorni tra le Eolie. Non si cercavano. Non volevano conoscere nessuno. Volevano solo staccare dall'estate italiana.

La crociera che nessuno dei due voleva fare

Giulia aveva prenotato all'ultimo. La sua migliore amica aveva disdetto una settimana prima e lei si era ritrovata con la cabina gia pagata. "L'alternativa era restare a Milano in agosto con il proprietario del mio palazzo che sostituiva la caldaia. Ho detto si a estranei che non avevo mai visto."

Matteo aveva prenotato con un gruppo di amici dell'universita. All'ultimo, tre di loro si erano tirati indietro. Restavano lui e una coppia. "Odiavo l'idea di essere il terzo incomodo per otto giorni. Ma avevamo gia pagato l'acconto e non volevo perderlo."

La barca partiva da Milazzo il 13 agosto. Destinazione: Vulcano, Lipari, Salina, Panarea, Stromboli, ritorno con una tappa ad Alicudi e Filicudi. Skipper siciliano di nome Peppe, una cambusiera di nome Rosa, otto passeggeri sconosciuti.

Il primo giorno: il peggior scenario

Il primo giorno e stato disastroso. Il mare era mosso, tre dei passeggeri hanno avuto il mal di mare in modo violento, Giulia era una di loro. Matteo, che aveva fatto vela con il padre da ragazzino, non soffriva il mare ma si sentiva in colpa a stare bene mentre metti cabina vicina c'era qualcuno che stava male da otto ore.

Alle undici di sera, quando finalmente hanno gettato l'ancora nella rada di Vulcano, Matteo e andato al boccaporto della cabina di Giulia e ha chiesto se voleva un po' d'acqua e un cracker. Lei ha risposto di si senza nemmeno aprire gli occhi. Lui ha lasciato la bottiglia sulla scaletta. Al mattino, Giulia ha bevuto l'acqua, mangiato il cracker, ed e salita sul ponte con il peggior aspetto della sua vita adulta.

"Non mi ha detto niente. Mi ha fatto spazio su una panchina all'ombra e mi ha passato un cappello di paglia di una delle signore. Poi e andato a parlare con lo skipper. Me ne sono accorta dopo: mi aveva dato il cappello per evitare che vomitassi di nuovo per il sole. Non aveva fatto una scena, non voleva essere ringraziato."

Salina cambia tutto

Il terzo giorno sono arrivati a Salina. Il mare si era calmato, Giulia aveva ripreso forze, e per la prima volta il gruppo ha cenato tutto insieme a terra, in un piccolo ristorante di Santa Marina Salina con vista sul porto.

"Salina e un'isola dove non c'e tempo per essere qualcun altro. E piccola, gira tutto intorno a due paesi, il pesce e fresco, il cappero e vero. Dopo la cena, mentre gli altri erano rimasti al bar, lui mi ha chiesto se volevo camminare fino al porto."

Giulia ricorda che hanno camminato poco e parlato poco. Hanno parlato piu di famiglia che di lavoro. Matteo ha raccontato che suo padre era morto in primavera. Giulia ha raccontato che sua sorella si era trasferita in Canada e la vedeva solo due volte l'anno. Non si sono baciati quella sera. Sono tornati al molo, sono tornati alla barca, si sono augurati buonanotte.

Stromboli, notte del quinto giorno

Il quinto giorno hanno navigato fino a Stromboli per guardare la sciara del fuoco. Lo skipper aveva posizionato la barca davanti al versante nord-ovest, dove ogni venti minuti il vulcano butta lava incandescente che scende a mare. Erano tutti e otto sul ponte, fari spenti, con il cielo di agosto pieno di stelle e il vulcano che borbottava.

"E stato lui a prendermi la mano per primo. Non ha detto nulla, nessun commento. Dopo cinque minuti ho pensato: okay, questa cosa sta succedendo. Abbiamo guardato il vulcano ancora un'ora, mano nella mano, senza parlare. Gli altri passeggeri non se ne sono accorti."

L'errore che non hanno fatto

Al rientro a Milazzo, Giulia ha dovuto prendere un traghetto per Napoli e poi un treno per Milano. Matteo stava volando da Palermo per Bologna. Avevano parlato una sola volta di scriversi. Non si erano scambiati il numero finche non sono arrivati al porto.

"Ho pensato di non darglielo," dice lei. "Avevo paura che una volta a Milano mi sembrasse surreale. Otto giorni in barca sono una dimensione alterata. Poi mi sono detta: dagli il numero, e lascia al tempo decidere."

Matteo l'ha chiamata quattro giorni dopo. Non messaggiato: chiamata diretta. Ha detto che voleva sapere come stava, che era tornato a Bologna, che aveva gia prenotato un treno per Milano il weekend successivo.

I primi sei mesi

Hanno vissuto una relazione di distanza gestibile: due ore di Frecciarossa tra Bologna e Milano, un weekend si e uno no. Il biglietto andata-ritorno costava circa 70 euro se prenotato con anticipo. Hanno imparato a prenotare sempre con due settimane di vantaggio.

Dopo sei mesi, Matteo ha chiesto se potevano tornare alle Eolie insieme, da soli. Sono andati a Salina in ottobre 2022, per tre giorni. Hanno affittato una casa piccola nel paese di Malfa, un nome ironico per una vacanza andata benissimo.

Il salto

Un anno dopo, Matteo aveva un'idea. Lavorava da casa come consulente, Giulia come art director freelance. Volevano fare qualcosa insieme. Hanno pensato a un'agenzia piccola che organizzasse crociere a vela per gruppi di sconosciuti in Sicilia, Sardegna, Grecia. Il concetto veniva direttamente dalla loro storia: mettere otto persone su una barca per otto giorni e vedere cosa succede.

Oggi la loro agenzia si chiama con un nome che non diro per non farne pubblicita diretta, ha sede tra Milano e Messina, e organizza quindici crociere all'anno. Peppe, lo skipper del loro primo viaggio, e diventato socio.

Cosa ha funzionato

Quando chiedo a loro cosa ha permesso alla storia di non restare una storia d'estate, rispondono con calma, senza romanticismo eccessivo.

Una piccola nota

Non ogni vacanza romantica diventa un'agenzia di viaggi. Ma in questa storia c'e una cosa che vale la pena prendere con se: le relazioni che reggono spesso nascono in contesti lenti, forzati, un po' scomodi. Otto giorni su una barca non sono un weekend romantico in hotel. Ti costringono a vederti in condizioni imperfette, stanchi, con il mal di mare, nei turni per lavare i piatti. E li, non negli aperitivi eleganti, che spesso decidete se potete restare.

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